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VERTENZE LATTE. Multe Ue, il Tar ora fa dietrofront
Le ultime sentenze del Tribunale amministrativo rimettono in discussione i criteri di compensazione
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Che il quadro fosse privo di certezze lo si sapeva: è così da 25 anni. Ma le sentenze emesse nei giorni scorsi dal Tar del Lazio, che annullano definitivamente le multe latte dei produttori tra il 1995 e il 1997, di fatto aprono un contraddittorio «storico». Perché gli effetti di queste sentenze potrebbero rendere nulli tutti i prelievi supplementari fino al 2004, primo anno di applicazione della legge 119/2003. E portare alla restituzione delle somme trattenute da Agea e dai primi acquirenti, ma anche al pagamento degli aiuti Pac attualmente bloccati.
Con una serie di sentenze «fotocopia» che rispondono alle impugnazioni di altrettanti allevatori o cooperative di produttori, il Tribunale amministrativo regionale ha in pratica messo in discussione la riassegnazione delle quote ad alcune categorie privilegiate di produttori, come quelle che operano nelle aree montane. Questo, secondo i giudici, in quanto le cosiddette «quote di priorità di compensazione» sono in contrasto con la normativa europea.
Secondo Bruxelles la compensazione doveva essere fatta in modo lineare fra tutti i produttori. E quindi, in sostanza, lo Stato italiano non avrebbe potuto attribuire le multe a poche migliaia di splafonatori, ma ripartirle tra tutti gli allevatori che avevano superato le quote. I dispositivi del Tar sono in linea con la recente relazione del Comando dei Carabinieri delle Politiche agricole (si veda «Agrisole» n. 17/2010) che ha messo in dubbio i dati della produzione lattiera dal 1995 al 2008.
Immediata la reazione della Copagri, l’organizzazione agricola nella quale è confluita buona parte degli ex-Cobas del latte: quasi 2mila produttori sui quali – sulla carta – pendono ancora multe per circa 700 milioni di euro. «Le sentenze del Tar hanno valore sempre – ha commentato il presidente Copagri, Franco Verrascina – e come abbiamo già chiesto in seguito alle valutazioni dei Carabinieri sul calcolo del prelievo, bisogna ora sospendere ogni atto, a partire dalle trattenute sulla Pac, e procedere a un chiarimento formale e sostanziale della situazione».
Di altro tenore le reazioni di Confagricoltura e Cia, che nei mesi scorsi avevano ripetutamente manifestato contro la presunta illegalità di una minoranza di allevatori. Secondo Confagri, «pur non apportando novità sostanziali all’obbligo per i produttori di rispettare il regime comunitario delle quote, i contenuti delle sentenze del Tar introducono elementi di incertezza proprio nell’imminenza del perfezionamento delle procedure applicative della legge 33/2009».
Preoccupazione è stata espressa dalla Cia, visto che le sentenze del Tar, «oltre a lasciare aperti i contenziosi, creano notevoli difficoltà e un pesante clima di incertezza tra gli allevatori che, oltre tutto, sono alle prese con prezzi alla stalla non certo remunerativi e con costi produttivi, contributivi e burocratici in ulteriore crescita».
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