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SVILUPPO RURALE. Psr, a rischio fondi per un miliardo
La cifra va erogata entro dicembre per evitare il disimpegno. E Galan rilancia sul piano unico
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Lo sviluppo rurale continua a viaggiare a passo di lumaca: in tre mesi, dal primo gennaio al 31 marzo 2010, sono stati spesi dai 21 Psr italiani poco più di 170 milioni di euro. Troppo pochi, considerando che entro la fine di quest’anno, quando scatterà la verifica comunitaria, con l’eventuale disimpegno dei fondi non spesi nei primi anni di programmazione, vanno erogati 1.124 milioni per evitare che le nuove regole finanziarie Ue finiscano per penalizzare l’agricoltura italiana in un momento di profonda crisi. Il dato è stato diffuso nei giorni scorsi dal ministero delle Politiche agricole sulla base delle rilevazioni delle Rete rurale nazionale.
La spesa complessiva sostenuta dai Psr italiani al 31 marzo ammonta a 2,3 miliardi, appena il 13,4% del budget 2007-13 (17,6 miliardi tra fondi Ue e nazionali).
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Il nuovo ministro, Giancarlo Galan, a poche settimane dall’insediamento, ha subito dovuto prendere atto e fare i conti con una delle principali debolezze amministrative dell’Italia, che a livello comunitario si colloca agli ultimi posti per capacità di spesa dei fondi europei. Anche se di competenza regionale, la spesa per lo sviluppo rurale è stata tra gli argomenti dell’audizione del ministro alla Camera la scorsa settimana. Galan, che nei giorni precedenti l’audizione aveva rivolto un appello alle Regioni «affinché utilizzino al più presto, e nel miglior modo possibile, i fondi che sono stati messi a disposizione dei nostri agricoltori dall’Unione europea e dallo Stato italiano attraverso i Programmi di sviluppo rurale», ha rilanciato di fronte ai deputati l’ipotesi del piano unico nazionale per scongiurare il rischio di perdere parte dei fondi Psr.
«Premesso che la gestione delle risorse è di competenza regionale – ha sottolineato il ministro –, risulta di vitale importanza adottare ogni soluzione utile a evitare il disimpegno dei fondi complessivamente assegnati. In tal senso occorrerà sensibilizzare i nuovi esecutivi regionali a organizzarsi al meglio per gestire queste importanti risorse comunitarie – ha detto Galan – considerato che il disimpegno per il 2010 è evitabile solo se le Regioni meno efficienti evidenziano una netta inversione di tendenza». Subito dopo queste parole il ministro ha ribadito la necessità di «verificare la condizioni per trasformare i 21 Psr in un Programma unico nazionale (articolato in 21 sotto-programmi), che rappresenterebbe l’unica soluzione per lasciare inalterato l’attuale assetto delle competenze e consentire compensazioni finanziarie tra le Regioni per evitare disimpegni futuri».
Un tema caldo, quello del Piano unico, rifiutato a suo tempo dalle Regioni ma che ora il ministero sta tentando in tutti i modi di rilanciare. La gestione centralizzata delle risorse consentirebbe infatti di salvare i fondi non spesi dalle Regioni meno virtuose e girarli, con un meccanismo di compensazione a livello nazionale, a quelle che hanno invece dimostrato una migliore capacità di spesa. Come peraltro già avvenuto, è opportuno ricordarlo, in occasione della passata programmazione 2000-2006. I dati sulla spesa dei Psr alla fine di marzo evidenziano come, ancora una volta, la situazione più critica sia quella delle Regioni del Mezzogiorno, con la Puglia in particolare, che deve ancora spendere 131 milioni di soli fondi comunitari per non incappare nel disimpegno automatico, mentre la Campania evidenzia un gap di 100 milioni, la Sicilia 95 e la Calabria 84. Meglio di tutti nel primo trimestre dell’anno si è comportato il Veneto che ha erogato 35 milioni, seguito dalla Lombardia (22 milioni) e dalla Toscana (19 milioni).
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