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SVILUPPO RURALE. Accordo Regioni-Agea per spendere i fondi del Psr
Dopo l’ultimatum di Galan la proposta alternativa
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Le Regioni hanno siglato con Agea un accordo per spendere 700 milioni entro il prossimo 15 ottobre. «I pagamenti – spiega una nota dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura – potranno avvenire a partire dal 15 luglio prossimo e concludersi entro il 15 ottobre. Nel frattempo saranno avviate le istruttorie per la spesa degli altri 414 milioni per arrivare così al 31 dicembre 2010 avendo nulla da restituire alla Ue».
A rischio come è noto ci sono infatti 1,114 miliardi (di cui 516,5 milioni di quota comunitaria e la parte restante proveniente dal cofinanziamento statale e regionale), che l’agricoltura italiana rischia di perdere in base alla regola sul disimpegno automatico. Questa prevede che i fondi non spesi entro due anni dallo stanziamento tornino automaticamente nelle casse di Bruxelles.
Ad arrancare sono soprattutto le Regioni del Sud. Considerando la sola quota comunitaria, la Puglia deve ancora spendere 128,5 milioni, la Campania 95,6, la Sicilia 93,8 e la Calabria 81,3. Senza un meccanismo di compensazione a livello nazionale, che avrebbe consentito di trasferire questi fondi alle Regioni più virtuose (come già è avvenuto d’altra parte nella scorsa programmazione 2000-2006) alla prossima verifica che scatterà a fine anno la quota non erogata di queste risorse è destinata dunque a tornare direttamente alla Commissione Ue.
Galan la scorsa settimana aveva avvertito le Regioni: «In assenza di proposte valide provvederemo noi». Scaduti gli otto giorni «concessi» dal ministro alle Regioni, è arrivata la proposta alternativa. In pratica la «procedura semplificata» consisterebbe nel pagare i premi agroambientali indipendentemente dall’esito dei controlli, che verrebbero posticipati, forzando la normativa comunitaria che impone di farli prima. Con il rischio però di subire poi, laddove fossero riscontrate delle irregolarità, le famose «correzioni finanziarie» con cui ogni anno Bruxelles chiede agli Stati membri il rimborso delle somme indebitamente percepite. Il rischio insomma, si sposta così dalle Regioni ai contribuenti.
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