mercoledì, 23 maggio 2012
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PROVATO DA VOI: Trattore Valtra N121 Advance

Il Valtra N121 Advance provato per voi nel Cremonese

PROVATO DA VOI: Trattore Valtra N121 Advance

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innovazione, macchine agricole, prove meccaniche




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«È piccolo, perché è un 4 cilindri. Ma nel traino fa paura». Con queste parole Gianluigi Stagnati, contoterzista assieme al cugino Riccardo in quel di Ostiano (Cr) descrive il suo Valtra N121. Uno dei “piccoli” della casa finlandese. Ma, come si capisce subito, piccolo non fa rima con debole. Così come 4 cilindri non è sinonimo di trattore da fienagione, del resto.

Intendiamoci: di fienagione questo Valtra ne fa, e parecchia. Ma fa anche preparazione del terreno, spandimento di concime organico e soprattutto trasporti, in particolare nel periodo del trinciato, quando c'è bisogno di tutte le macchine per star dietro ai cantieri. «Vederlo tirare un carro di trinciato più grande di lui è impressionante. Non resta mai indietro», spiega ancora il proprietario. Una macchina versatile, insomma. E lo dimostrano le 950 ore lavorate nel primo anno di vita. Acquistato a maggio 2009, il piccolo Valtra ha fatto una parte di fienagione e poi tutta la campagna del trinciato.

Poco peso, tanta potenza
La serie N si caratterizza principalmente per il motore a 4 cilindri. Vale a dire che si tratta di macchine tendenzialmente leggere, pensate per lavori in cui serve molta maneggevolezza e dove si deve ridurre al minimo il compattamento del terreno. Secondo Valtra, i motori che equipaggiano queste macchine hanno il miglior rapporto peso-potenza del mercato. Sono, come noto, SisuDiesel. Da 4,4 litri per gli N 82, 92, 101 e 111, mentre l'N 141 ha un propulsore da 4.900 cc. Gli N 121, invece, hanno una doppia motorizzazione: 4,4 litri sui modelli Hitech (quelli con idraulica a controllo meccanico), 4,9 sugli Advance, ovvero i più equipaggiati, come appunto quello visto a Ostiano.

Dunque, un motore da quasi 5.000 cc, con 133 cavalli (98 kW) di potenza nominale e 154 di potenza massima (113 kW), mentre la coppia massima, incrementata del 10% rispetto alle vecchie versioni, arriva a 540 Nm a 1500 giri. In ogni caso, si tratta di motori common rail turbo Tier IIIA. Inoltre, fa notare la casa costruttrice, i 4,9 litri hanno camicie, pistoni e bielle uguali ai più potenti 6 cilindri da 7.400 cc. Vale a dire, una garanzia ulteriore di qualità.

Chiaramente la gestione del motore è elettronica. Questo consente alcune interessanti funzioni. Per esempio, il regime si porta automaticamente sui 650 giri quando si arresta il motore e si tira il freno a mano. Inoltre la macchina è dotata di Ecopower, vale a dire della possibilità di lavorare in due modalità diverse. Eco, per ridurre i consumi anche del 10%, aumentare la durata del motore, ridurre rumore e vibrazioni. Power per avere il massimo di prestazioni e aumentare i cavalli in trasporto e nei lavori alla presa di forza. La scelta Power è raccomandata da Valtra per lavori impegnativi con Pto o distributori idraulici e per trasporti in collina. Eco, invece, per le applicazioni normali e l'impiego “utility”.

Per finire, la gestione elettronica rende possibile l'uso del Cruise control, ovvero un comando che permette all'operatore di impostare la velocità di trasferimento e il regime motore. È, questo, uno dei dispositivi preferiti a casa dei cugini Stagnati. «Il Cruise control è una delle opzioni più usate. Quando si arriva a un incrocio, con un tasto si abbassa il regime e quando è il momento di ripartire basta rimettere il Cruise control perché il trattore torni automaticamente alle condizioni precedenti. Praticamente con due tasti si guida la macchina: è uno spettacolo. Lo stesso vale in campo. Puoi impostare il regime ottimale, per esempio 2.000 giri. Quando lavori con la pressa, stacchi il Cruise control e il motore scende di giri, poi lo riattivi e torna ai 2.000 giri senza dover fare nient'altro» ci dice Gianluigi Stagnati. E i due ragazzi che più spesso usano il Valtra, Diego Brignani e Alessandro Rossi, confermano prontamente: «Molto comodo, fa risparmiare tutta una serie di operazioni ogni volta che si deve rallentare. Su strada è utilissimo».

Trasmissione vecchia maniera

Il cambio della serie N è di quelli tradizionali: quattro marce meccaniche, due gamme, tre rapporti sotto carico per un totale di 24 velocità. In più, sul modello preso in esame, il superriduttore, che è un optional. Oggi, tuttavia, sulla serie N è disponibile anche una trasmissione full powershift (serie N Versu). Secondo i proprietari quello tradizionale è comunque un buon cambio: «Il passaggio dei rapporti sotto carico è molto morbido e preciso. Anche le marce meccaniche si innestano bene. Abbiamo avuto un solo problema: saltava un rapporto. Ma è bastato un controllo dell'assistenza per risolverlo. Era un bulbo che non lavorava bene».

Il trattore è dotato di due modalità automatiche per le marce sotto carico.
In Auto1 i rapporti cambiano secondo criteri impostati in fabbrica. Auto2, invece, ha i parametri liberi, vale a dire che l'operatore può decidere a che regime deve avvenire il cambio di velocità. Sia in Auto1 sia in Auto2 funziona il Kickdown, che scala alla marcia più bassa quando si preme bruscamente l'acceleratore o si frena. In un caso per dare più ripresa, nell'altro per facilitare l'arresto.

Due automatismi riguardano anche la doppia trazione. Auto traction la disinnesta quando si frena a velocità inferiore ai 10 km orari o quando il regime scende sotto i mille giri ed è pensato per facilitare il lavoro in caso di frequenti arresti e partenze. La trazione integrale automatica, invece, innesta il 4wd per un secondo nei cambi di marcia e nelle partenze da fermo, per dare uno spunto aggiuntivo alla macchina.

Concludiamo l'analisi della trasmissione con il ponte anteriore, sospeso con sistema idropneumatico. «Sono davvero buone sospensioni. Su strada rendono la marcia assolutamente lineare e tranquilla. Anche perché si aggiungono alla cabina sospesa, su questo modello. Infine, devo dire che le sospensioni dell'assale sono anche ben disegnate. Hanno una bella linea. Sicuramente migliore di quelle del T191, che sono altrettanto funzionali ma molto meno pulite come forma».

Idraulica al top
Sentendo il giudizio complessivo dei proprietari, l'impianto idraulico è forse la cosa migliore di questo N121. Trattandosi di un allestimento Advance – e quindi dotato di distributori elettroidraulici – troviamo una pompa load sensing da 115 litri al minuto in luogo della 73 litri montata sulle versioni Classic e HiTech. Un’implementazione indispensabile per rispondere alle più severe richieste di un impianto idraulico totalmente a regolazione elettronica. I distributori sono al massimo quattro più due vie on/off, comandati da un joystick e da levette poste sul bracciolo multifunzioni. Inoltre, abbiamo fino a tre distributori anteriori per il caricatore frontale e un attrezzo.

Elettronico anche il sollevatore, con 77 quintali di portata alle rotule e le classiche funzioni: interramento rapido, controllo della velocità di interramento, regolazione della profondità e dello slittamento, regolazione dell'altezza massima di sollevamento. Come abbiamo anticipato, i cugini Stagnati sono estremamente soddisfatti sia del sollevatore sia dei distributori. I quali, data la categoria della macchina, sono ovviamente uno degli impianti più usati, al pari della Pto (540 e 1.000 giri).

«La portata d'olio è impressionante. Fa girare il fasciatore dei balloni che sembra una trottola. Pure se metti la portata al minimo lo aziona senza problemi. Anche con la rotopressa si vede l'efficienza dell'impianto idraulico». È l'opinione di Gianluigi, condivisa comunque dal cugino e dai dipendenti.


Cabina: qualche comando da sistemare
Gli unici appunti che sentiamo fare all'N121 riguardano alcuni comandi. Ma si tratta comunque di inconvenienti di secondaria importanza, nell'analisi complessiva della macchina. «La leva del cambio, quando si mettono marce come la terza, è un po' lontana dal sedile», ci spiega Riccardo. Inoltre, i cugini Stagnati hanno problemi con lo schermo del computer di bordo. «Lo hanno fatto con troppa poca luminosità. Inoltre, ci sono scritte rosse su fondo nero, con schermo lucido. Appena c'è un po' di sole, non si legge più niente». Grazie anche a un bracciolo multifunzioni che raggruppa powershift, sollevatore e inversori, i controlli sono agevoli e facili da trovare. Quando si sale in cabina la prima volta, ci dicono, si ha l'impressione che i comandi siano troppo complessi, non ci si capisce niente. Ma è soltanto un'impressione, perché dopo poche ore di lavoro tutto risulta intuitivo e ben organizzato.

Anche le manutenzioni, aggiungono gli operai, non creano particolari problemi
. Il cofano è diviso in tre sezioni; ci sono ancora i carter laterali e questi ultimi richiedono una chiave a brugola per essere rimossi. Ma a parte questo inconveniente, i radiatori sono facili da soffiare e i filtri sono a portata di mano.

Vantaggi e svantaggi

Apriamo la lista delle cose da migliorare con i guasti, come di consueto. Se ne è riscontrato uno solo, ai paraoli del ponte anteriore. «Si sono rotti entrambi – dice Riccardo Stagnati – probabilmente per un difetto di fabbrica. Infatti, anche quelli che sono stati messi al loro posto avevano un problema. Comunque sono stati sostituiti in garanzia, senza difficoltà». Nessun'altra rottura, se si esclude il problema alla trasmissione cui abbiamo fatto cenno più sopra e che è stato risolto senza sostituire nulla. Per il resto, non vi sono difetti particolari. Ricordiamo soltanto la leva del cambio un po' lontana dal sedile e lo schermo del computer difficilmente leggibile con luce solare forte. Il condizionatore è discreto. Non eccezionale, ma comunque sufficiente anche in giornate di forte caldo. I consumi sono accettabili, ma un po' alti rispetto, per esempio, a quelli ottimi del Valtra T191 presente in azienda. In trasporto si passano i 14 litri l'ora, dice il proprietario. Il serbatoio, con 225 litri di capacità, assicura comunque autonomia per più di un giorno di lavoro.

I vantaggi vanno dall'impianto idraulico molto buono alla gestione elettronica di tutta la macchina. La trasmissione lavora bene e il motore ha la grinta giusta per tutte le lavorazioni. Anche il comfort non è male, con buone sospensioni anteriori e un'ottima cabina ammortizzata. «Trattore di cui essere soddisfatti, senza dubbio. Tanto è vero – dicono i proprietari – che qualche mese dopo abbiamo acquistato anche il T191. Valtra è un marchio che pochi conoscono, ma chi lo conosce sa quanto vale».


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