Informazione e Aggiornamento / Prove tecniche
PROVA IN CAMPO. Irroratore Nobili Oktopus 43-400 P
Un modello portato con cisterna da 400 litri, dotato di sistema elettrostatico
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Dopo aver ridotto le dosi di principio attivo di un quinto, si possono abbassare ancora del 33%, avendo comunque la sicurezza di proteggere adeguatamente le coltivazioni? Certamente no, se già prima usavamo le giuste dosi di prodotto. A meno che, naturalmente, non si cambi radicalmente il sistema di distribuzione.
Questa volta ci occupiamo dunque di agrofarmaci e coltivazioni specialistiche. Per l'esattezza, parliamo di trattamenti fitosanitari su vigneti e frutteti: una delle voci che pesano di più sui bilanci, come sanno bene gli addetti ai lavori. E, dunque, una di quelle su cui si possono ottenere i più significativi risparmi, se si trova il modo di ridurre i quantitativi di prodotto.
Un metodo è quello di aumentare la possibilità della miscela di centrare il bersaglio, finendo sulle foglie e non per terra, nell'aria o da un'altra parte. Il sistema elettrostatico ha proprio questo scopo: si caricano le gocce elettricamente in modo che siano attirate dalle foglie delle piante, praticamente come la limatura di ferro è attirata dalla calamita. L'effetto della carica elettrostatica, inoltre, fa inmodo che le gocce restino incollate alle foglie. In altre parole, sulla foglia arriva più prodotto e non gocciola a terra.
Come si sarà capito, in questo test mettiamo alla prova un irroratore con sistema elettrostatico. Esattamente, un Oktopus della Nobili, la ditta di Molinella (Bo) che è tra i maggiori produttori italiani di macchine per trattamenti. Oktopus è pensato per coltivazioni specialistiche: è costruito in modo da poter variare facilmente l'orientamento dei moduli, per adeguarsi a tutti i sesti d'impianto. Può essere trainato o portato ed esiste anche una versione stretta, costruita per adattarsi a vigneti e frutteti con interfila ridotto.
Il “nostro” Oktopus era un modello portato, con cisterna da 400litri, dotato dell'optional elettrostatico.
Gocce a carica elettrica
Il sistema elettrostatico si compone di un generatore e una serie di piastre, una per ogni bocchetta di irrorazione. Il generatore riceve energia elettrica a bassa tensione dal trattore e la trasforma in energia ad alta tensione (15.000 volt), ma basso ampèraggio, in modo che non sia pericolosa per l'uomo. Le piastre caricano le gocce di liquido emesse dai nebulizzatori e in questo modo la nube di prodotto è attirata dalle foglie delle piante, che hanno una debole carica elettrica. In altre parole non viaggia spinta solo dal getto d'aria, ma è anche attirata dal suo bersaglio. In questo modo una parte molto più consistente di fitofarmaco arriva a destinazione, si abbattono gli sprechi e si può anche ridurre il dosaggio ottenendo lo stesso risultato.
Chiarissime, al riguardo, le parole di Davide Giannelli, frutti-viticoltore bolognese che da qualche anno usa la macchina di Nobili: «Con la carica elettrostatica, il prodotto viaggia verso la foglia e quando la raggiunge vi resta attaccato. La differenza rispetto a un sistema tradizionale è evidente, soprattutto quando si usa un prodotto colorato, sembra che sulle piante sia stata data una mano di pittura».
Grazie all'efficienza del dispositivo, ci spiega Giannelli, è stato possibile ridurre i dosaggi: «Abbiamo praticamente tolto il 20% di prodotto, mantenendo gli stessi volumi di irrorazione, ovvero attorno ai 500 litri per ettaro. Ma anche in questo modo, abbiamo avuto qualche principio di intossicazione della foglia, perché comunque arriva troppo fitofarmaco sulla sua superficie».
Meno prodotto, stesse garanzie
In altre parole, continua l'agricoltore, c'è la necessità di ridurre ulteriormente la concentrazione di fitofarmaco. «Secondo l'agronomo, si deve abbassare la dose di un altro 33%. Per noi è una bella cosa, perché con oltre trenta trattamenti l'anno, si risparmia un bel po' sui costi di produzione. Ma per fare un taglio di questo tipo vogliamo essere sicuri di avere una copertura sufficiente: non possiamo rischiare che le piante si ammalino».
Un'alternativa potrebbe essere la riduzione dei volumi distribuiti. Ma secondo Giannelli non è il caso di scendere sotto i 500 litri per ettaro, per problemi di deriva e di altro tipo. «Meglio mantenere i volumi e ridurre il principio attivo», ci dice. Del resto anche Nobili sostiene che l'Oktopus lavora al meglio tra 200 e 500 litri per ettaro, pur potendo scendere ben sotto quel valore.
Per farla breve: il principio elettrostatico funziona, ma per usare dosaggi così bassi bisogna avere la certezza di quanto prodotto arriva sulla foglia. In secondo luogo, non si può rischiare che per un qualsiasi motivo una o più piastre smettano di funzionare.
Elettrostatico 2.0
Per questo motivo, Nobili ha riprogettato il suo dispositivo mettendo a punto il sistema elettrostatico di seconda generazione. Ed è proprio questo che sottoporremo a verifica in questo numero. Prima, però, vediamo in cosa si distingue dal vecchio sistema.
Generatore. Diversamente dalla precedente versione, il generatore ha il circuito chiuso. Vale a dire che la tensione parte, arriva alle piastre e poi torna al generatore. Questo comporta che una qualsiasi interruzione (per esempio per la rottura di un filo o un corto circuito provocato dal liquido di irrorazione) è rilevata dal dispositivo, che avvisa l'operatore tramite un allarme visivo. In altre parole, finché le spie in cabina sono accese si ha la certezza che tutte le piastre sono elettrificate. In secondo luogo, è stato predisposto un sistema di detensionamento rapido che in circa 10 secondi scarica le piastre, per evitare rischi di folgoramento – anche se di bassa entità – per chi dovesse lavorare attorno all'irroratrice.
Tester.
Le necessità manifestate dagli agricoltori – Giannelli, ma ovviamente non solo lui – erano di due tipi: avere la certezza che il sistema elettrostatico funzionasse a dovere e che le gocce nebulizzate fossero cariche. Il nuovo generatore risponde al primo quesito, mentre per controllare la tensione sulle gocce è stato necessario mettere a punto un altro dispositivo: un tester, brevetto esclusivo di Nobili, che permette di verificare la carica elettrostatica della nube di fitofarmaco. Basta collegare la massa al telaio dell'irroratore e mettere l'antenna nei pressi delle bocchette di distribuzione: se le gocce sono cariche, si illumina una spia sul dispositivo. La luce diventa più vivida al crescere della tensione elettrica, il che avviene, per esempio, avvicinando l'antenna agli erogatori. Verificando di quando in quando la carica delle gocce, l'agricoltore ha la certezza che tutto il sistema sta funzionando al meglio.
Funzionamento e manutenzione
In cabina, come abbiamo detto, l'operatore ha alcune spie, che si aggiungono al dispositivo di gestione Bravo 300 dell’Arag. Il controllo dell'impianto elettrostatico consente di accendere e spegnere il sistema e inoltre di tenerlo sotto controllo: come abbiamo detto, quando le spie sono illuminate significa che il circuito è in tensione. Il Bravo 300, invece, gestisce l'irroratrice. Per esempio, si possono memorizzare gli appezzamenti e preimpostare le dosi per ciascuno di essi. Una volta entrati nel frutteto basta premere un tasto perché la macchina faccia tutto da sola, regolando l'erogazione in base ai parametri e alla velocità di avanzamento. «Praticamente non si deve più fare niente. Abbiamo visto che la velocità migliore è di 5,5 km l'ora, ma anche andando più adagio o più forte l'atomizzatore riduce o aumenta l'erogazione rispettando i dosaggi», spiega l'agricoltore. Infine, i dati sui trattamenti possono essere salvati su microscheda e trasferiti nel computer aziendale.
La manutenzione dell'Oktopus con impianto elettrostatico richiede poco più impegno rispetto alla versione tradizionale. Bisogna solo avere l'accortezza di pulire bene le piastre con un solvente, per evitare incrostazioni che possono ridurre l'efficienza del trasferimento di carica.
Al lavoro
Come si è detto, abbiamo provato il nuovo dispositivo della Nobili grazie alla collaborazione di Davide Giannelli, frutticoltore e viticoltore di San Pietro Capofiume (Bo). Il test è stato eseguito tra i filari di pero, in un appezzamento con un interfila di circa 4 metri. Abbiamo effettuato un solo passaggio, a una velocità compresa tra i 5 e i 6 km orari. Come si può vedere dalle foto, la copertura della foglia è molto buona, a tratti quasi eccessiva. Anche le foglie meno esposte, per esempio quelle dei rami più interni, risultavano ben irrorate dal prodotto (nel nostro caso, semplice acqua). Il funzionamento dell'impianto è estremamente semplice: basta girare gli interruttori per far partire il dispositivo. Le spie che segnalano il corretto funzionamento sono chiare e bene in vista. All'esterno, abbiamo verificato che effettivamente le piastre si scaricano in pochi secondi, una volta tolta l'alimentazione. Inoltre, grazie all'effetto della potente manica d'aria, restano praticamente asciutte anche dopo diversi minuti di lavoro. In altre parole la manutenzione è necessaria, ma a fine giornata non troveremo piastre completamente incrostate di prodotto e quindi l'operazione risulta piuttosto semplice.
Naturalmente, abbiamo provato a usare anche il tester. Il suo impiego è agevole, ma chiaramente è un dispositivo che va usato solo una volta nell'arco della giornata, altrimenti farebbe perdere troppo tempo. Comunque una volta collegati i cavetti al telaio dell'irroratrice, basta avvicinare il ricettore alla nuvola di prodotto perché la spia si illumini. Tra l'altro la luce è abbastanza visibile anche in condizionidi forte insolazione.
Nel complesso il nuovo dispositivo di Nobili sembra insomma funzionare a dovere. Non migliora l'efficienza dell'irroratore, ma ne aumenta l'affidabilità: nel senso che se si verificano problemi, l'operatore se ne accorge immediatamente. In queste condizioni, si può anche pensare di tagliare ulteriormente i dosaggi di prodotto senza paura che un guasto o un corto circuito rendano inefficace il trattamento.
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