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News / Tendenze e mercati

20 gennaio 2012

Prezzi, ribassi insostenibili per i vini

Imprese contro la distribuzione che non intende adeguare i listini alla fiammata dei costi

Prezzi, ribassi insostenibili per i vini

TAG:
commercio, filiere agricole, mercati, prezzi prodotti agricoli, vino




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I nodi vengono al pettine. Nei giorni scorsi infatti si è acceso lo scontro fra imprese del vino e grande distribuzione organizzata sul capitolo quotazioni. In particolare il mondo della distribuzione (dal quale passa circa il 60% delle vendite di vino in Italia) è accusato dai produttori di vino made in Italy di essere indisponibile a riconoscere incrementi di prezzo richiesti dalle cantine. Incrementi che, da un lato, rappresentano un adeguamento necessario dopo anni di listini bloccati, ma dall’altro sono necessari alla luce della vera e propria escalation dei costi con la quale devono fare i conti le imprese italiane. Una crescita innescata dagli incrementi sul fronte energetico (con inevitabili ricadute sia sul piano produttivo che su quello dei trasporti) e da quelli sulle materie prime (con una produzione in calo del 14% la vendemmia 2011 si è rivelata la più “scarsa” degli ultimi 60 anni, dando così un immediato scossone ai prezzi delle uve). E su questo scenario già complesso si vanno poi a innescare i nuovi incrementi Iva previsti dalle recenti manovre economiche e che non mancheranno di avere ricadute anche sul settore vitivinicolo.
Ma le complessità degli ultimi mesi sono andate ad aggravare una situazione che già appariva squilibrata. Nei mesi scorsi da importanti esponenti del mondo della produzione erano venuti inviti a riequilibrare i listini che negli scorsi anni erano rimasti bloccati nella prospettiva di salvaguardare le posizioni sui mercati internazionali. Necessità ribadite a gran voce nei mesi scorsi (si veda «Agrisole» n. 9/2011) dal produttore Gianni Zonin.
Il problema è innanzitutto per i vini di fascia medio-bassa, per i quali cioè il fattore prezzo è decisivo e i margini risicati non consentono grandi manovre. Ma è altrettanto pesante anche per le fasce più elevate di prezzo che di fronte a nuovi rincari dei listini, e in un periodo di crisi, fanno sempre più fatica a incontrare la domanda.
Difficoltà che toccano da vicino il mondo della cooperazione. «Dal 2008 a oggi – ha spiegato il presidente della sezione vitivinicola di Fedagri- Confcooperative, Adriano Orsi – il vino ha perso il 40% del valore al produttore finendo così, almeno in alcune regioni, sotto la “soglia sopravvivenza”. E aumenti dei prezzi tra il 5 e il 12% sono indispensabili.
Altrimenti c’è il rischio di un massiccio abbandono dei vigneti a causa della scarsa redditività. E poi c’è un problema di tempistica. I listini vanno aggiornati all’inizio dell’anno e non come accade di solito a maggio. Altrimenti si viene a creare uno scarso coordinamento fra produzione e distribuzione che rischia di creare ulteriori difficoltà ».
«Si tratta di problemi che purtroppo vengono da lontano – aggiunge il direttore di Federvini, Ottavio Caggiano de Azevedo – da quando cioè, in tempi recenti, la Gdo è diventata l’arbitro delle politiche di prezzo. In certi momenti le aziende hanno fatto buon viso a cattivo gioco interiorizzando gli aumenti, ma ora di fronte al continuo assottigliarsi dei margini le aziende contestano la posizione della Gdo che si erge a nume tutelare del consumatore rifiutando aumenti dei listini. Qui non si tratta di andare contro gli interessi del consumatore, ce ne guarderemmo bene, ma di recepire incrementi dei costi e delle materie prime che altrimenti rischierebbero di compromettere il settore. Non si tratta di aprire tavoli di riflessione, ma di richiedere uno sforzo collettivo di ragionevolezza perché adeguare i listini all’incremento dei costi rientra semplicemente in una logica di trasparente formazione dei prezzi».
«Nel recente passato le imprese hanno tenuto i listini bloccati – ha detto dal canto suo il presidente dell’Unione italiana vini, Lucio Mastroberardino – e nonostante le imprese tenessero sotto controllo i prezzi franco cantina non di rado abbiamo poi verificato che invece i listini allo scaffale aumentavano. Insomma, nella nostra filiera c’è chi fa dei sacrifici mentre altri alimentano il proprio salvadanaio e questo non è possibile. Occorre ristabilire al più presto un equilibrio. Il vino è percepito come un fattore ludico ma alle sue spalle c’è un’economia reale fatta di gestione del vigneto, della cantina, delle denominazioni. Aspetti che hanno contribuito a rendere migliori i nostri prodotti. Tutto questo va ora adeguatamente comunicato al consumatore che deve essere consapevole del valore del prodotto».



Giorgio Dell'Orefice
Redazione Agrisole




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