giovedì, 09 settembre 2010
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POTATOEUROPE2009

Patata è speciality, non commodity. Alle radici della leadership olandese

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«L’Olanda è un Paese troppo caro per produrre commodity» ovvero materie prime di base. Come la patata. La spiegazione più significativa della leadership olandese nel settore è forse in queste parole di un coltivatore olandese incontrato a PotatoEurope2009 a Emmeloord in Olanda (dall’8 al 10 Settembre scorsi).

Una supremazia nota non solo nella patata, ma anche nel miglioramento genetico di altre specie, come fiori, piante ornamentali e ortaggi, soprattutto per colture protette, altro settore in cui è leader mondiale, con le serre in vetro ad alta tecnologia.

Gli agricoltori olandesi, in sostanza, dovrebbero ringraziare le difficoltà della loro collocazione geografica, che li hanno spinti verso le speciality (come la patata da seme) invece che verso le produzioni di massa (commodity). Lavoro ed energia incidono assieme per più del 50% sui costi di produzione agricoli. Il gas a 0,26-0,30 €/m3 e la manodopera a 16-18 €/h sono, quindi, un ottimo stimolo, per il continuo miglioramento genetico, dell’efficienza energetica e dell’automazione.

L’attuale crisi finanziaria internazionale ha colpito, ovviamente, anche il settore agricolo olandese, ma la risposta che si sta osservando è sempre la stessa: intensificare la ricerca su prodotti e tecnologie ad alto valore aggiunto.

Il governo olandese ha sempre finanziato con investimenti congrui e mirati la ricerca tecnologica agricola ma, da alcuni anni a questa parte, l’ha anche indotta a cercarsi molti dei fondi sul mercato, circa 1/3, soprattutto presso gli “sponsor” più innovativi e proiettati all’export. In ogni caso, sia pubblica che privata, la ricerca viene oggi finanziata solo sulla base di programmi finalizzati. Come dire, che “la necessità aguzza l’ingegno”.

L’annuale appuntamento per agricoltori ed esperti della patata, PotatoEurope2009, è stata un’ottima occasione per fare il punto sull’innovazione varietale e tecnologica del settore.
Una manifestazione imponente: 15.000 visitatori, due giorni di congresso scientifico con i maggiori esperti mondiali, quasi un ettaro di fiera, con 200 espositori da 10 Paesi, 30 ettari per dimostrazioni di raccolta e 1 ettaro per prove di nuove varietà e tecniche colturali.

La patata merita tanta attenzione: con circa 330 milioni di ettari coltivati e 200 milioni di tonnellate consumate, infatti, rappresenta una delle 4 colonne portanti dell’alimentazione umana, assieme a riso (510 milioni di tonnellate), grano (420) e mais (115). Non solo, tra le quattro è anche la coltura con il maggiore tasso di crescita annuale (3%, contro 1% del riso, 1,5% del grano e 2% del mais), tanto che la Cina ha pianificato di raggiungere entro due decenni il 95% dell’autosufficienza alimentare, per una popolazione stimata di 1,5 miliardi di persone, il che significa un aumento di produzione di cibo di ben 100.000 t/anno, ottenute per il 50% proprio dalla patata.

MIGLIORAMENTO GENETICO, LE NUOVE TENDENZE
Per capire le nuove tendenze dell’innovazione varietale, l’Olanda è sicuramente il Paese più appropriato: su 175.000 ha coltivati, per una produzione totale di circa 8 milioni di tonnellate, oltre il 20%, infatti, è patata da seme, pari a 40.000 ha e 900.000 t, di cui 650.000 esportate in più di 80 Paesi, ovvero pari al 72% del mercato mondiale!

Per meglio comprendere i nuovi orientamenti del miglioramento genetico occorre riferirsi, ovviamente, ai vari segmenti in cui si è differenziato il mercato, in particolare al consumo fresco (in cui Cina e India, con il 26 e 17%, hanno il peso maggiore) e alla trasformazione industriale (in cui dominano i Paesi anglosassoni: 54% Usa e 6% ciascuno GB, Canada e Australia). Il prodotto trasformato è dominato, a sua volta, per il 62%, dalle patate fritte a bastoncino, seguite dalle disidratate (14%) e dai “chips” (patatine fritte a fetta sottile), pure con il 14%.

GLOBAL WARMING
Le nuove strategie a medio-lungo termine dei 16 ibridatori olandesi presenti a PotatoEurope2009 sono apparse molte chiare e facili da riassumere: proiettarsi sempre più sul mercato globale, fondersi in unità di maggiore dimensione, velocizzare il miglioramento genetico tramite le biotecnologie.

È quello che hanno fatto, ad esempio, la Van Rijn di Emmeloord, fondendosi con la KWS tedesca, colosso specializzato in barbabietola e cereali, per poter accedere alla loro biotecnologia dei “marcatori genetici”, oppure la Meijer, investendo in nuovi laboratori e serre sperimentali a Rilland, sempre per l’applicazione di nuove biotecnologie.

Molto significativo, per spiegare l’attitudine “globale” delle Case olandesi, è stato l’intervento di un climatologo a PotatoEurope, il più lungo al convegno scientifico. Con molte simulazioni a dir poco “impressionanti”, ha disegnato il futuro che ci aspetta a breve termine, a causa del “riscaldamento globale” (Global Warming), provocato dai gas serra (CO2 e metano): regioni tropicali e mediterranee che diventeranno sempre più calde e aride; regioni settentrionali che vedranno aumentare gli eventi meteorologici estremi…

Se da una parte l’opinione pubblica è ancora poco conscia del problema e la politica, soprattutto quella dei paesi maggiormente responsabili, è addirittura restia ad ammettere che esista, dall’altra si è visto che i genetisti l’hanno presa, invece, molto sul serio. La gran parte delle ditte sementiere, infatti, sta già selezionando varietà adatte a crescere in condizioni di maggiore insolazione e temperatura e minore disponibilità di acqua e fertilizzanti, dando per assodato che il fenomeno esista e che non si riuscirà a fermarlo nel medio periodo.

Altre importanti tendenze si sono viste, ad esempio, presso gli stand degli altri due colossi del settore, HZPC e Agrico: sempre maggiore attenzione ai valori nutrizionali, al gusto e alla facilità di utilizzo in cucina, soprattutto nei mercati più evoluti ed esigenti (Europa e Stati Uniti). Molto interesse, quindi, per varietà precoci, di piccola pezzatura, tuberi allungati, pasta consistente, buccia sottile, liscia e facilmente lavabile, adatte alla cottura rapida nel forno a microonde senza pelatura.

L’USO DELLE BIOTECNOLOGIE
Tra gli interventi al convegno scientifico, ha colpito molto quello del prof. Haverkort, dell’Università diWageningen, autentica star del settore, il quale ha presentato importanti risultati di miglioramento genetico, in particolare per conferire alla specie una resistenza permanente alla peronospora (DuRPh: Durable Resistance to Phytophtora, acronimo che in olandese significa “osare” e che, evidentemente, non è stato scelto a caso).

E’ senza dubbio la malattia più importante della patata, al punto che i fungicidi usati per contrastarla rappresentano in Olanda più del 50% di tutti gli antiparassitari utilizzati: tra pesticidi, distribuzione (12-15 trattamenti/anno) e perdite, si tratta di un costo di ben 150 milioni di euro (oltre 20% del costo di produzione a livello aziendale).

E parliamo del Paese leader, con rese medie di 45 t/ha, contro una media mondiale di 15. E’ stato calcolato che, se le ricerche genetiche in corso porteranno a varietà commerciali, la resa mondiale potrebbe salire da 15 a 21 t/ha, permettendo di sfamare milioni di persone in più, che oggi vivono al di sotto della soglia di sussistenza (il danno della peronospora a livello mondiale è stimato in ben 10 miliardi di euro!).

Estendendo l’uso di patate da seme certificate (99% in Olanda, ma non più dell’1-2% nei Paesi in via di sviluppo) e migliorando il controllo dei virus, si potrebbe raddoppiare la resa media mondiale, e questo ci conferma quanto sia grande il potenziale inespresso della specie.

La sperimentazione sulla DuRPh è attualmente al 4° anno e nel 2009 sono già state coltivate in Olanda le prime varietà resistenti a inoculi massivi del fungo. Si tratta di una ricerca decennale con un budget di ben 10 milioni di euro (sostenuto quasi interamente dal ministero dell’Agricoltura) ed è interessante notare che una parte non secondaria è investita anche in “comunicazione”. Il motivo è presto detto: ci si è avvalsi di tecniche di ibridazione “cisgenica”, ovvero di trasferimento di geni solo da specie incrociabili con la patata, quindi diverse da quelle “trans-geniche”, che portano ai famosi OGM. Il progetto è molto promettente e potrebbe avere grandi ricadute anche in altri settori, ma è continuamente sotto la lente di politici, consumatori e, soprattutto, associazioni ambientaliste, che al momento hanno sospeso il giudizio, grazie proprio all’estrema trasparenza con cui è stato gestito.

Anche altri ricercatori europei presenti al convegno, pur con mille cautele, si sono espressi chiaramente per un’estensione (controllata) dell’uso delle biotecnologie in agricoltura, pena l’emarginazione dell’Europa dalle grandi sfide alimentari che attendono un’umanità destinata a quasi raddoppiare in pochi anni, e hanno sottolineato che più di 130 milioni di ettari sono già occupati, al di fuori del nostro continente, da colture geneticamente modificate!

CERES S.r.l. – Società di Consulenza nel settore dell’orticoltura protetta.



da: Terra e Vita n.38/2009 - Paolo Battistel

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