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Informazione e Aggiornamento / Tecnica agricola

19 maggio 2011

Oliveto irrigato e concimato per evitare gli stress dell’estate

Tollera i deficit prolungati, ma oltre un certo limite cala la produzione

Oliveto irrigato e concimato per evitare gli stress dell’estate

TAG:
attivita agricole, clima, fertilizzazione, filiere agricole, olio, tecnica agricola, terreni agricoli




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L’olivo tollera i deficit idrici per periodi prolungati grazie a una serie di adattamenti, quali la presenza sulla superficie superiore della foglia di una spessa cuticola cerosa, che ostacola l’evaporazione dell’acqua, e di peli fogliari sulla pagina inferiore, che mantengono un’atmosfera umida intorno agli stomi, evitando un’eccessiva perdita d’acqua per traspirazione.
Le foglie in condizioni di stress possono perdere una quantità relativamente elevata d’acqua senza compromettere la propria funzionalità, riuscendo a estrarla da terreni a basso contenuto idrico e ad assorbirla dall’atmosfera.
In condizioni di carenza idrica aumenta il volume dell’apparato radicale, mentre la parte aerea si riduce; a seguito della diminuzione del rapporto chioma/radici, la produzione dei frutti diminuisce, ma l’albero può sopravvivere sfruttando al meglio la scarsa quantità di acqua nei terreni anche molto aridi. L’apparato radicale dell’olivo, grazie alla capacità di estendersi in superficie per la formazione continua di radici dagli ovoli presenti alla base del tronco, può usufruire dell’acqua proveniente dalle piogge di bassa intensità e intermittenti, come quelle estive, che bagnano solo pochi centimetri di terreno. In terreni sciolti l’olivo sviluppa radici anche a notevole profondità per raggiungere le riserve idriche nel sottosuolo durante i periodi siccitosi. In terreni tendenzialmente argillosi invece, le radici non riescono a scendere in profondità a causa della carenza di ossigeno nei periodi piovosi, che determina problemi di asfissia. Negli oliveti irrigati il sistema radicale dell’olivo è piuttosto superficiale, indipendentemente dal tipo di terreno.
Gran parte delle radici assorbenti si trovano in corrispondenza o appena al di fuori della proiezione della chioma; è importante tenerne conto nella distribuzione localizzata dei concimi e nel posizionamento degli erogatori di acqua nel caso di irrigazione amicroportata.
L’attività fotosintetica assicura alle piante la disponibilità di assimilati e l’accumulo di questi nei frutti. I fattori ambientali cui la fotosintesi è maggiormente sensibile sono la luce, la temperatura e l’acqua, oltre allo stato nutrizionale e sanitario della pianta.
- Luce: le foglie presenti nelle porzioni esterne della chioma, ben illuminate, hanno un’attività fotosintetica superiore a quelle delle zone interne, in cui è minore la differenziazione a fiore, il peso unitario dei frutti e il contenuto in olio.
- Temperatura: l’ottimale per la fotosintesi è intorno a 25-26 °C; il limite inferiore è intorno a 4-5 °C, quello superiore è vicino ai 40 °C; temperature inferiori a 0 °C determinano un arresto dell’attività fotosintetica.
- Acqua: l’attività fotosintetica simantiene costante fino a che la disponibilità idrica nel terreno è al di sopra del 60% dell’acqua disponibile, che è quella compresa tra la capacità di campo (la massima quantità di acqua nel terreno utilizzabile dalla pianta, che è quella che si ha il giorno dopo un’abbondante pioggia) e il punto di appassimento (la quantità di acqua nel terreno sotto la quale la pianta non riesce più ad assorbirla e appassisce), poi decresce sensibilmente fino ad annullarsi. Le foglie di olivo presentano una forte capacità di resistere alla carenza di acqua abbassando il potenziale idrico.
Gli stress termici, idrici, nutrizionali, parassitari possono ridurre sensibilmente l’attività fotosintetica, condizionando lo sviluppo complessivo e la produttività globale della pianta. 
 

 

IRRIGAZIONE
Nonostante la buona resistenza alla siccità dell’olivo, la carenza d’acqua rappresenta il principale fattore limitante la produttività di questa specie nella maggior parte delle aree olivicole.
L’olivo ha bisogno di almeno 200 mm d’acqua per anno, ma ne sono necessari 600-700 mm per evitare frequenti stress idrici.
I momenti in cui l’olivo risulta maggiormente sensibile agli stress idrici sono:
- prefioritura, fioritura e allegagione;
- accrescimento dei frutti per moltiplicazione cellulare (dall’allegagione all’inizio dell’indurimento del nocciolo); accrescimento dei frutti per distensione cellulare (dalla fine dell’indurimento del nocciolo in poi).
I volumi irrigui stagionali mediamente necessari per soddisfare le esigenze degli oliveti, in Italia variano in funzione della latitudine: in Centro Italia oscillano da 600 a 1400 m3/ha, mentre al Sud possono variare da 1200 fino a 3000 m³/ha (i valori più elevati si riferiscono ad annate siccitose e all’olivicoltura da mensa). La quantità d’acqua da somministrare deve essere definita attentamente, in maniera da somministrare quanto è strettamente necessario per assicurare una buona produzione e un buon ricambio vegetativo, senza determinare situazioni di eccesso, che possono indurre una eccessiva produzione di rami a legno e uno squilibrio in senso vegetativo che dovrà essere opportunamente governato, con inutile dispendio di risorse e di manodopera. Inoltre, le piante vengonomaggiormente esposte ad alcuni attacchi parassitari e vengono modificate le caratteristiche compositive degli oli (riduzione di sostanze fenoliche, aumento di sostanze volatili).
Nelle piante giovani, che hanno limitate capacità di approvvigionamento idrico a causa di un apparato radicale ancora poco sviluppato e superficiale, l’apporto irriguo accelera l’accrescimento e il completamento della struttura scheletrica e anticipa l’entrata in produzione, mentre nelle piante adulte favorisce il rinnovo della vegetazione e l’ottenimento di elevate produzioni. Il maggior sviluppo dei germogli costituisce il presupposto indispensabile per un’elevata fruttificazione nell’anno successivo, con conseguente riduzione dell’alternanza produttiva. L’irrigazione può indurre incrementi della produzione anche di oltre il 50%, in funzione delle condizioni climatiche e colturali e dei volumi irrigui somministrati, per un insieme di effetti, fra i quali l’incremento dell’allegagione, la diminuzione della cascola nelle prime fasi di sviluppo dei frutti e il più intenso accrescimento degli stessi.
 

 

FERTIRRIGAZIONE
In oliveti irrigui, è possibile effettuare la fertirrigazione (cioè la somministrazione di concimi idrosolubili disciolti nell’acqua di irrigazione) per fornire gli elementi nutritivi inmaniera continuativa durante la stagione, localizzandoli in prossimità delle radici, con conseguentemaggiore efficienza dell’uso degli stessi e riduzione dei quantitativi da apportare; la fertirrigazione consente di risolvere rapidamente eventuali carenze, anche di microelementi, e di ridurre le spese di somministrazione.
Il sistema di iniezione dei fertilizzanti nell’impianto irriguo deve permettere di controllare le quantità e le proporzioni dei diversi concimi e i tempi di somministrazione. Gli elementi nutritivi di cui abbisogna l’olivo sono il fosforo, il potassio e soprattutto l’azoto, che con la fertirrigazione possono essere forniti, ad esempio, utilizzando acido fosforico, nitrato di potassio e urea.
In generale per un buon funzionamento della fertirrigazione occorre che:
- la concentrazione dei sali disciolti nell’acqua non superi il 5 per mille;
- le sostanze fertilizzanti siano completamente disciolte per evitare occlusioni;
- l’impianto sia pulito con regolarità, dato che la presenza di elementi nutritivi favorisce lo sviluppo di batteri, mucillaggini e alghe.
La frequenza con cui eseguire la fertirrigazione dipende essenzialmentedal tipodi terreno: gli interventi sono meno frequenti nei terreni argillosi rispetto a quelli sabbiosi.
In coltura asciutta, nel periodo mignolatura-allegagione-indurimento del nocciolo può essere utile la somministrazione di soluzioni contenenti urea (1-2%) direttamente alla chioma, a integrazione degli apporti al suolo, per svincolare l’assorbimento dell’azoto dall’eventuale carenza idrica nel terreno e per migliorare la fruttificazione. La concimazione fogliare risulta utile a supporto di alcune particolari fasi fenologiche; distribuendo infatti gli elementi nutritivi “a pronto effetto” nei periodi critici, si possono evitare stress alla pianta e favorire il normale svolgimento dei processi metabolici. Oltre al trattamento con urea pre o post fioritura, può essere utile un trattamento nitro-fosfo-potassico poco prima dell’indurimento del nocciolo e un fosfo-potassico durante l’inolizione del frutto. Un corretto uso della concimazione fogliare può incrementare le produzioni e ridurre l’alternanza di produzione, per una minore competizione per gli elementi nutritivi tra organi vegetativi e riproduttivi della pianta. Si sconsiglia tuttavia come unico sistema di concimazione dell’olivo in quanto, se non supportatoda adeguata gestione del terreno, volta a favorire l’accumulo di sostanza organica, può portare nel lungo periodo a una perdita di fertilità del suolo.
Nel biologico si possono utilizzare concimi fogliari (quali carniccio e sangue, disponibili anche in forma fluida) per superare crisi nutritive temporanee (soprattutto nel periodo fioritura-allegagione), che possono verificarsi ad esempio quando si ha la temporanea immobilizzazione dell’azoto da parte dei microrganismi che stanno decomponendo sostanza organica con elevato rapporto C/N o nei primi anni di inerbimento. Anche le carenze di microelementi possono essere risolte con concimazioni fogliari.
 

 

OCCHIO AI PARASSITI
A giugno prende il via la generazione carpofaga di tignola (Prays oleae) che si svilupperà a carico dei giovani frutti in accrescimento; è quindi opportuno monitorare il volo degli adulti installando in campo trappole a feromone ed effettuare campionamenti periodici dei frutti per valutare l’entità dell’infestazione. Negli oliveti convenzionali si interviene al superamento della soglia conesteri fosforici in grado di raggiungere le giovani larve all’interno dei frutti, mentre negli oliveti a conduzione biologica i prodotti a base di Bacillus thuringiensis, che non verrebbero ingeriti dalle larve carpofaghe, vanno rivolti alla generazione fillofaga, per abbassare il livello di popolazione nell’oliveto.
Tra le specie di cocciniglie che si possono ritrovare sulle piante di olivo in giugno, la più comune è la mezzo grano di pepe (Saissetia oleae) che con l’approssimarsi della stagione estiva si prepara alla deposizione delle uova; piuttosto frequente è anche la cocciniglia cotonosa (Philippia oleae); l’emissione di melata determina lo sviluppo di fumaggine, che crea una patina scura sulle foglie riducendo l’attività fotosintetica. Una razionale gestione dell’oliveto, oltre che i numerosi nemici naturali, sono generalmente sufficienti a contenerne i danni.
Anche il cotonello dell’olivo (Euphyllura olivina) può infestare infiorescenze e frutticini, determinando ammassi di cera biancastra e appiccicosa, in cui vivono le forme immature del fitofago. La presenza diminuisce nel periodo estivo a causa delle alte temperature e dei nemici naturali.
In giugno inizia lo farfallamento degli adulti di oziorrinco (Otiorrhynchus cribricollis), che causano profonde erosioni del lembo fogliare, tipicamente semicircolari, pericolose soprattutto nei giovani oliveti. Le larve vivono nel terreno a spese delle radici di piante erbacee; durante le ore notturne il coleottero risale sulla vegetazione per alimentarsi; tra la fine di maggio e l’inizio di giugno si possono collocare sulle piante barriere (es. fasce di fibre sintetiche di consistenza spugnosa) per impedire il passaggio degli adulti a livello del tronco.



Barbara Alfei
Redazione Riviste Edagricole




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