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News / Normativa

09 aprile 2009

OLIO D'OLIVA - «L’aiuto Ue spetta ai proprietari»

Si consolida in Calabria l’orientamento dei tribunali

OLIO D'OLIVA - «L’aiuto Ue spetta ai proprietari»

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filiere agricole, incentivi, normativa, ocm, politica agricola




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I diritti di aiuto Ue, in presenza di un contratto di affitto fittizio di un uliveto, spettano ai legittimi proprietari dei terreni e non agli affittuari. È questo l’orientamento del Tribunale di Crotone consolidato di recente, dopo la prima pronuncia dei mesi scorsi, in tre differenti sentenze. Le quattro cause riguardano complessivamente in Calabria circa mille ettari di uliveto i cui diritti (per un controvalore in termini di aiuti Ue stimato in circa 5 milioni di euro l’anno), nel nuovo regime disegnato dalla riforma Ocm olio d’oliva, sarebbero spettati agli affittuari invece che ai legittimi proprietari.


Con l’ultima riforma dell’Ocm infatti – e in particolare, con l’avvento del sistema degli aiuti disaccoppiati – è stato fissato il principio in base al quale i contributi non sono più legati alle quantità prodotte ma agli ettari gestiti e spettano quindi a coloro che risultano i conduttori dell’uliveto (nel periodo di riferimento per il calcolo degli aiuti che è il quadriennio 1999-03) indipendentemente dalla titolarità dell’impianto.

E fin dal varo della riforma del 2004 apparve subito chiaro, che la nuova normativa avrebbe potuto avere un impatto devastante in quelle aree nelle quali è diffusa la pratica degli affitti degli uliveti. «Contratti di locazione – spiegano in Coldiretti – stipulati formalmente a favore dei frantoiani (perché solo il contratto di affitto, e non anche quello di cessione del frutto, consente di presentare la domanda di aiuto Ue) che però difficilmente mettevano materialmente piede nel fondo preso in locazione. Impianto che invece continuava a essere coltivato dal proprietario».

In passato, infatti, in tali aree (nel Salento in Puglia ma soprattutto in Calabria dove sono gestiti in affitto il 35% degli uliveti con punte del 60% nella provincia di Crotone) vigeva la prassi di cedere in affitto il fondo al frantoiano che, oltre a molire le olive (che continuavano a essere raccolte dal proprietario), in virtù del contratto di locazione presentava la domanda di integrazione comunitaria. Il locatario poi riconosceva al legittimo proprietario una contropartita sottoforma di un quantitativo di olio che più spesso si accompagnava anche a una somma di denaro.

«Ma col passaggio al sistema disaccoppiato – spiegano in Coldiretti – si creavano i presupposti di un“cortocircuito ”. Infatti i titoli all’aiuto disaccoppiato venivano riconosciuti automaticamente in capo a coloro che risultavano conduttori del terreno indipendentemente dalla titolarità del fondo. E questi, in base agli accordi stipulati (e rinnovati annualmente), risultavano gli affittuari. E così quando Agea si è trovata ad attribuire i titoli pluriennali ha inviato le lettere di fissazione dei titoli a coloro che risultavano i conduttori del fondo, cioè gli affittuari. Che da quel momento hanno presentato la domanda annuale per incassare i titoli riconosciuti».

In quel preciso istante però i legittimi proprietari hanno cominciato a denunciare il rischio di un vero e proprio “esproprio” dei diritti riconosciuti agli affittuari in virtù di accordi solo formali visto che gli uliveti continuavano a essere condotti dai proprietari. A questi ultimi quindi non restava che rivolgersi al Tribunale di Crotone che in differenti casi ha ora riconosciuto la natura «fittizia» del contratto di locazione.

Il primo pronunciamento ha infatti riguardato il caso della società Scat (maggio 2007). A luglio di quest’anno è poi giunto il verdetto sulla causa intentata dalla società Librandi (più famosa come etichetta di vino che come produttrice di olio). A ottobre è giunta la sentenza sull’azienda Ceraudo. E infine, pochi giorni fa, è stata definita anche la causa relativa all’impresa Serleti.

Complessivamente sono interessati circa un migliaio di ettari di uliveto. Infatti ai 600 ettari di proprietà della Librandi, vanno aggiunti i circa 250 della Scat. Serleti risulta proprietario di 3 ettari di uliveto ai quali vanno aggiunte altre 12 particelle delle quali però non si conosce il contro-valore in ettari. E infine la Ceraudo (titolare anche di un agriturismo in contrada Dattilo) possiede complessivamente 50 ettari di uliveto. Tutte sentenze alle quali se ne aggiungerà una seconda relativa a Librandi e attesa entro la fine dell’anno.

In tutti questi casi il Tribunale di Crotone, sulla base delle prove documentali presentate (fatture dei trattamenti eseguiti, oppure della manodopera utilizzata presentate sempre e solo dai proprietari) e di quelle testimoniali, ha riconosciuto la natura «fittizia» dei contratti di affitto che in realtà celavano una «mera cessione del frutto».

«I giudici di Crotone spiega l’avvocato Alfredo Morrone (docente di diritto amministrativo a Rieti) che ha difeso le aziende proprietarie – hanno riconosciuto la “fixio iuris”, ovvero la prassi consolidata di stipulare finti contratti d’affitto. I presunti affittuari, infatti, non si sono mai occupati della coltivazione perché, come dimostrato con prove e testimonianze, i terreni restavano nella disponibilità dei proprietari. Adesso procederò notificando ad Agea le sentenze, che sono immediatamente esecutive, per chiedere all’organismo pagatore di erogare gli aiuti comunitari ai legittimi titolari, ovvero i proprietari».

«Va sottolineato che la notifica – aggiungono in Coldiretti – riduce il termine per appellarsi da un anno a 30 giorni. E se non viene impugnata passa in giudicato e quindi può essere eseguita coattivamente. Per questi motivi, in qualche caso minore, proprietario e affittuario già sono giunti a un accordo evitando di proseguire nel contenzioso».

L’avvocato Morrone, dal canto suo, sottolinea come i pronunciamenti del tribunale «vadano letti anche alla luce della sentenza del Tar del Lazio dello scorso 3 giugno che ha ribadito come i casi di mancata attribuzione ai legittimi destinatari di aiuti comunitari riguardano presunte lesioni di diritti soggettivi e non di interessi legittimi. Il che implica sulla questione la competenza della giustizia ordinaria e non di quella amministrativa».

La vicenda comunque è tutt’altro che chiusa. «Al di là delle altre due cause – conclude Morrone – che ci vedono coinvolti in prima battuta mi risulta che molti altri avvocati hanno adottato la nostra stessa impostazione giuridica e che pertanto diversi altri casi presto saranno discussi nelle aule dei Tribunali».

I magistrati crotonesi che si sono limitati a dichiarare la natura fittizia del contratto d’affitto hanno anche chiarito che per le eventuali conseguenze sul piano penale, a carico di chi ha realizzato e spesso riprodotto contratti fittizi allo scopo di aggirare la normativa Ue, il Tribunale ha girato gli atti alla Procura della Repubblica di Crotone che dovrà ora verificare se ci siano o meno gli estremi per procedere anche sul piano penale.



Giorgio dell’Orefice
Redazione Agrisole




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