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Mais, semine 2009 in calo del 9%
Con le rese in ribasso il raccolto scende del 14%
Nel 2009 la produzione italiana di mais potrebbe subire un tracollo superiore al 14 per cento. Secondo le ultime stime elaborate da Ismea i raccolti si fermeranno a 8,4 milioni di tonnellate, con una riduzione in termini assoluti rispetto alla campagna precedente di 1,9 milioni di tonnellate (-14,1%). Il calo è dovuto principalmente a una riduzione delle superfici seminate dell’8,7%, pari a circa 90mila ettari in meno rispetto al 2008, combinata con una riduzione delle rese, che a livello nazionale dovrebbero arretrare del 6,2 per cento. I dati sono stati resi noti in occasione del convegno Romacereali del 22 maggio scorso. Secondo le stime elaborate da Ismea-Unione seminativi sulle semine 2009 la contrazione più forte in termini percentuali è quella registrata in Friuli Venezia Giulia, dove gli ettari dovrebbero passare dagli oltre 85mila del 2008 a 67.603, con una riduzione del 21 per cento. Un risultato peggiore si registra per la verità in altre due Regioni. Si tratta però di Puglia (-23% con circa mille ettari seminati) e Sicilia (-22% con 443 ettari), aree cioè non propriamente vocate alla coltivazione di granoturco.
Il risultato migliore lo registra la Lombardia, con un calo delle superfici limitato al 5 per cento. Le previsioni indicano infatti un’area investita di oltre 240mila ettari contro i 253mila del 2008. Tra le principali regioni produttrici va poi segnalato il dato relativo al Veneto, dove gli ettari dovrebbero ridursi del 6%, da 237mila a 224mila, mentre un calo leggermente più accentuato è previsto in Piemonte, terza Regione italiana per ettari investiti a mais. Secondo le elaborazioni di Ismea-Unione seminativi, nel 2009 in Piemonte sono stati seminati a mais poco meno di 175mila ettari contro i 187.666 del 2008, con una contrazione del 7 per cento.
Più accentuato il calo delle semine in Emilia Romagna, dove le superfici dovrebbero passare da 111mila ettari a 97.777, con una riduzione del 12 per cento. Ancora peggiori i risultati delle Regioni del Centro Italia, con il Lazio che dovrebbe perdere il 15% delle superfici a mais, l’Umbria il 14%, le Marche il 14%, e addirittura il 19% Abruzzo e Sardegna.
Intanto sul fronte dei prezzi da diverse settimane si registrano diffusi rialzi per il mais nazionale. Alla Borsa merci di Bologna, nonostante la battuta d’arresto registrata nell’ultima seduta, i listini del prodotto nazionale hanno guadagnato oltre il 33% negli ultimi sei mesi, mentre alla Granaria di Milano la scorsa settimana la quotazione ha raggiunto i 165 euro a tonnellata.
Anche nel resto del mondo i raccolti 2009 sono previsti in calo. La serie storica della produzione mondiale di mais conferma, nella stima della campagna 2009-2010 (fonte Igc), una leggera flessione, pari al 9,7%, rispetto alla campagna precedente. In percentuale, il calo maggiore è previsto nei Paesi dell’area ex Urss (Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Russia, Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Ucraina e Georgia) dove si registra un crollo del 34,6 per cento. In termini assoluti, la produzione mondiale dovrebbe attestarsi a 778 milioni di tonnellate. Sia negli Usa che nella Ue-27, le stime Igc evidenziano una certa concorrenza a favore di semine che, in parte, preferiscono essere indirizzate verso la soia e le altre oleaginose. Per altro verso, nella campagna 2009-2010, si prevede un trend meno marcato nell’aumento degli utilizzi del mais per la produzione di etanolo. Gli stock mondiali, infine, sono in apertura della campagna 2009-2010 pari a 142 milioni di tonnellate e vengono previsti in calo a 129 milioni di tonnellate al momento della chiusura nel 2010.
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