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La Commissione Sementi nega l'autorizzazione al mais ogm
Negata l'autorizzazione alla domanda di iscrizione al registro
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La Commissione sementi ha deciso all’unanimità di negare l'autorizzazione alla domanda di iscrizione al registro del mais Ogm. Lo ha reso noto il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, sottolineando che i rappresentanti del ministero delle Politiche agricole, Ambiente e Salute, nonché delle Regioni Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Toscana e Veneto si siano espressi «per il principio di cautela che ha finora ha caratterizzato la politica agricola del Paese su questo delicato tema».
Zaia ha già firmato il decreto che ora passa all’attenzione di Stefania Prestigiacomo (Ambiente) e Ferruccio Fazio (Salute). Il divieto al mais Mon 810 (in realtà a tutte le varietà che mano a mano Monsanto ha brevettato e cioè un centinaio di specie diverse) è stato deciso dai commissari sulla base di un dossier presentato dal Friuli Venezia Giulia. Proprio in questa regione, infatti, risiede il coltivatore, Silvano Dalla Libera (vice presidente di Futuragra), che ha proposto il primo ricorso nel 2006 poi accolto in ultimo grado dal Consiglio di Stato. Secondo la Regione le coltivazioni biotech non sono possibili per motivi agronomici e socio-economici. Vale a dire che ci sarebbero rischi di inquinamento per il territorio e di contaminazione per gli agricoltori che fanno uso delle varietà tradizionali. Pericoli resi più concreti dall’assenza di un piano di coesistenza tra le colture tradizionali, Ogm e biologiche.
Silvano Dalla Libera, tuttavia, parla di decisione “politica” e si prepara al ricorso. Per Sergio Marini, presidente Coldiretti, invece, «la Commissione sementi, entrando nel merito, dimostra che la posizione di chi non vuole gli ogm va oltre le questioni economiche ed etiche e tocca decisamente i temi di sicurezza ambientale e alimentare». Anche per il presidente della Cia, Giuseppe Politi, si tratta di «un’importante risposta al via libera Ue alla patata transgenica Amflora. L’Italia non ha bisogno di Ogm». Secondo Assobiotec, al contrario, il divieto ferma gli orologi italiani al 1999, quando fu introdotta la moratoria europea. «Quel tempo è finito – spiega il direttore, Leonardo Vingiani – e l’Europa ha già annunciato libertà di scelta ai singoli paesi. Questo vuol dire agricolture a due velocità e non vorremmo che l’Italia resti fanalino di coda».
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