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Finanziaria 2010/2
Assocostieri protesta: così il settore rischia di chiudere
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Sono dure le reazioni dell’industria italiana del biodiesel, rappresentata da Assocostieri, di fronte all'azzeramento del plafond di biocarburante agevolato 2010 (si passa da 250mila tonnellate a 18mila tonnellate). I fondi già impegnati dalla Finanziaria 2007 per la parziale defiscalizzazione del biodiesel (100 milioni) si sono improvvisamente volatilizzati per finire nel capitolo della previdenza agricola.
«Lo Stato italiano non dà la certezza del diritto. E priva un settore economico che sta nascendo di finanziamenti già approvati e programmati. Le conseguenze – sottolinea il direttore generale di Assocostieri, Maria Rosaria Di Somma – si faranno sentire. Chiuderanno aziende, con un impatto pesante in termini di perdita di occupazione. Sulla base di un quadro finanziario che si riteneva stabile sono stati programmati investimenti per 500 milioni che ora andranno in fumo».
Tutto questo a fronte di un quadro comunitario che incentiva l’uso di biocarburanti nell’autotrasporto – le norme Ue prevedono un target del 10% di biofuel sul totale di diesel e benzina entro il 2020, con step intermedio – e di un obiettivo nazionale di miscelazione obbligatoria pari al 3 per cento. Che equivale a circa 1,2 milioni di tonnellate di biocarburanti. «Per far fronte agli obblighi di miscelazione – conclude Di Somma – l’industria italiana non potrà più assicurare il suo apporto e si dovrà ricorrere in misura sempre maggiore all’import di biodiesel dall'estero».
Probabilmente dall’Argentina o dal Brasile, che lo vendono a prezzi stracciati, con buona pace della sostenibilità ambientale. Insomma nessuno ha difeso il biodiesel nazionale. E le 18mila tonnellate rimaste sul fondo del «barile» sono, non a caso, le sole legate all’originario progetto di filiera che avrebbe dovuto coinvolgere in modo più esteso l’agricoltura italiana. All’interno del plafond di 250mila tonnellate, 70mila sono quelle riservate ai contratti di coltivazione e fino a qualche anno fa si parlava di quantità molto più consistenti. Un’occasione mancata che probabilmente l’industria del biodiesel è stata ora chiamata a pagare.
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