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Eurobocciatura per la riforma Pac
Coro di critiche dei ministri agricoli al progetto della Commissione: troppo ambiente, poco prodotto
Un’accoglienza peggiore non si poteva immaginare. Prima a Bruxelles, di fronte all’Europarlamento, poi in Italia con le reazioni delle associazioni agricole e ancora a Lussemburgo dove la scorsa settimana è stato il turno dei 27 ministri agricoli Ue. Le proposte della Commissione di riforma della Pac per il periodo 2014-2020 ricevono insomma, per ora, una bocciatura quasi unanime.
Per l’Italia, secondo il ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, la priorità sarà riuscire a fare fronte comune per negoziare quella che rischia di diventare una delle più difficili e complesse riforme della Pac». Ma le critiche alla riforma sono arrivate dalla stragrande maggioranza dei partner europei. Il primo confronto ministeriale ha fatto registrare una vera e propria levata di scudi contro il progetto di riforma del commissario europeo all’Agricoltura Dacian Ciolos. Dal Regno Unito a Malta, passando per Francia e Germania. Così, nonostante la strenua difesa di Ciolos, Germania e Regno Unito hanno contestato pesantemente (come da copione) l’ipotesi di fissare un tetto (a quota 300mila euro, accompagnato da un prelievo progressivo sugli importi a partire da 150mila euro) ai pagamenti diretti.
Sul greening, oltre a quelle dell’Italia e degli altri partner, le critiche più pesanti sono arrivate dalla Francia, che non vuole subordinare il 30% degli aiuti Pac al rispetto delle regole sulla diversificazione produttiva immaginate dalla Commissione. Ma il ministro francese, venendo in questo incontro alle posizioni italiane, si è detto contrario anche al criterio di distribuzione degli aiuti tra Stati membri basato unicamente sulla superficie agricola. Sul punto spicca l’intervento del ministro spagnolo che prima ancora ha dichiarato «guerra» all’armonizzazione degli aiuti (la regionalizzazione) all’interno dello stesso Stato membro.
Ma da registrare c’è soprattutto l’ostilità al nuovo indirizzo ambientalista della Pac (e in particolare alla misura che prevede di destinare il 7% dei terreni agricoli alla realizzazione di siepi o ad altri interventi di interesse paesaggistico) da parte di diverse delegazioni (tra cui Repubblica Ceca, Regno Unito, Slovacchia e anche il piccolo Lussemburgo) che hanno puntato l’indice sulle contraddizioni tra le misure ambientali e la necessità di garantire maggiore competitività e soprattutto di soddisfare una domanda mondiale crescente e garantire la sicurezza alimentare globale nei prossimi anni.
Gli unici apprezzamenti hanno riguardato il capitolo degli «agricoltori attivi» e l’aumento dei pagamenti a favore dei giovani agricoltori.
La maggior parte dei ministri si è detta favorevole a limitare i pagamenti agli agricoltori attivi, anche se la definizione, così come espressa nella proposta della Commissione, non è soddisfacente in particolare per Spagna e Slovenia (che chiedono più coraggio a Bruxelles), mentre la Finlandia preferirebbe ancora maggiore flessibilità, con la possibilità di definizione della platea dei beneficiari da parte dei singoli Stati membri. Molti anche i ministri che hanno appoggiato le misure a favore dei giovani agricoltori, con Spagna e Romania che hanno proposto l’aumento del 2% delle dotazioni nazionali destinate agli under 40, mentre la Svezia ha sottolineato che le maggiorazioni dei pagamenti per i giovani dovrebbero essere applicate su base volontaria dagli Stati membri.
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