mercoledì, 08 febbraio 2012
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Informazione e Aggiornamento / Bioenergie

BIOCARBURANTI E FOTOVOLTAICO

A rischio il biodiesel agricolo senza contingente defiscalizzato

BIOCARBURANTI E FOTOVOLTAICO

TAG:
ambiente, bioenergie, incentivi, innovazione, politica agricola




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La legge finanziaria per il 2010, licenziata dal Parlamento alla fine dell’anno, si caratterizza per quanto riguarda il tema dell’energia, ed in particolare quello delle energie rinnovabili, per l’assenza totale di provvedimenti, siano essi di incentivo che di organizzazione, regolamentazione o ulteriore spinta applicativa alle norme introdotte negli ultimi anni.

In realtà un comma del mega articolo 1 della finanziaria affronta un argomento energetico, di grande importanza anche per il settore agricolo, ma non lo fa certo apponendovi accanto il segno positivo.

Infatti, a seguito della riduzione di ben 69,2 milioni di euro per il 2010 dello stanziamento legato alla riduzione delle accise nel settore dei biocarburanti, il contingente annuo di 250.000 tonnellate viene ridotto a 18.000.

UN TAGLIO DRASTICO
È evidente che il motivo strettamente finanziario che ha motivato tale scelta, lo Stato incasserà circa 88 milioni di euro di maggiori accise, rischia di avere conseguenze anche sul versante della diffusione e sviluppo dei biocarburanti ed in particolare del biodiesel sul quale il ministero delle Politiche agricole aveva già qualche anno fa investito con un accordo di filiera sottoscritto con soddisfazione da tutte le parti, e soprattutto dalla parte agricola alla quale veniva riconosciuto un ruolo fondamentale, ma soprattutto il riconoscimento di un valore aggiunto grazie anche alle specifiche legislative che furono introdotte negli anni successivi con la famosa legge 81.

Nonostante tale drastica riduzione del contingente di biocarburanti defiscalizzato rimane valido l’obbligo di immissione degli stessi nel commercio delle benzine secondo gli obblighi comunitari che il Paese si è impegnato a rispettare; evidentemente tali elementi faticano a trovare coerenza interna tra di loro in un paese che non ha scelto ancora quale leva attivare per lo sviluppo dei biocarburanti, in particolare di quelli di origine agricola, che in Italia certamente non incontrano gli ostacoli della lotta food - non food che invece può riguardare, in maniera più rilevante, altre economie agricole nel mondo.

La strada dello sviluppo di una filiera bioenergetica nazionale fondata sulle capacità agricole  del paese e quale forma di incentivo anche alla multifunzionalità in agricoltura rimane quella maestra. La leva fiscale poteva avere un suo ruolo, certamente per il settore industriale, ma con ricadute anche per l’agricoltura e sull’intera filiera.

LA BOZZA DEL DECRETO

Se la Finanziaria 2010 non ha introdotto alcuna novità in materia di energia, va comunque segnalato che il dibattito è stato incentrato, e lo sarà anche nei prossimi mesi, sulla revisione della disciplina riguardante il fotovoltaico e in particolare il meccanismo incentivante che va sotto il nome di “Conto energia”. Un decreto del ministero dello Sviluppo economico di concerto con quello dell’Ambiente e sentito il parere della Conferenza Stato Regioni, dovrà ridefinire entro i prossimi mesi le tariffe incentivanti riguardanti il solare fotovoltaico per gli impianti in esercizio dal 2011 tenendo conto dell’andamento dei prezzi dei prodotti energetici e dei componenti per gli impianti, nonché dei risultati conseguiti.

Il ministero dello Sviluppo economico ha cominciato a far circolare una bozza del decreto in questione non priva di alcuni punti critici destinati ad alimentare la discussione prima della sua approvazione.

Il primo punto controverso riguarda l’obiettivo nazionale di potenza fotovoltaica cumulativa da installare in Italia che sarebbe fissata dalla bozza di decreto in 5.000 MW entro il 2020 di cui 1.500/2.000MWpossono beneficiare delle nuove tariffe incentivanti che entreranno in vigore il 1° gennaio 2011. In uno scenario di potenza incentivabile a 1.500 MW, e tenuto conto degli attuali valori di potenza giornaliera entrante in esercizio e del suo trend incrementale, l’obiettivo sarebbe raggiunto in un anno e mezzo dall’entrata in vigore del nuovo conto energia dimostrandosi in tal modo sottodimensionato rispetto alla domanda, rispetto al tetto dei 5.000 MW al 2020 e anche rispetto agli obblighi comunitari in materia.

Anche il settore agricolo contesta questa misura: se dovesse entrare in vigore, infatti, l’agricoltura, che rappresenta oggi più del 30% del mercato fotovoltaico in Italia, ha programmato importanti investimenti in coerenza agli indirizzi e misure previsti dai Psr. Nel prossimo triennio si investirà nel sole più di 5 miliardi di euro. La maggioranza degli impianti sarà realizzata a scala aziendale come integrazione tecnologica e di reddito.

Il secondo punto dolente della proposta ministeriale riguarda la revisione delle tariffe incentivanti  per gli impianti che entreranno in esercizio dopo il 31 dicembre 2010.
Oltre ad un’iniziale revisione al ribasso, accompagnata da una riduzione a sole due categorie (impianti su edifici e altri impianti), la bozza di decreto prevede una decurtazione del 6-8% all’anno per gli impianti che entreranno in esercizio rispettivamente nel 2012 e nel 2013.

NIENTE BONUS AMIANTO

Una logica di mercato e i parametri di revisione citati (andamento dei prezzi dei prodotti  energetici e dei componenti per gli impianti) dovrebbero suggerire una riduzione più drastica già nel 2011 per riflettere la curva di riduzione dei costi degli ultimi anni, che si prevede vada ad affievolirsi negli anni successivi al 2011 e una riduzione più attenuata successivamente nei due anni successivi. Bisogna poi tener conto del fatto che i componenti dell’impianto oltre il pannello, come inverter, cavi ecc., fanno parte di tecnologie già mature ed hanno pertanto un costo che non può scendere e che incide sempre di più sul prezzo complessivo dell’impianto.

Inoltre, la revisione oggetto della bozza di decreto parla più per quello che non dice. Non c’è nessun riferimento ad una sorta di “bonus” sul kWh per la sostituzione delle coperture in amianto delle strutture rurali con pannelli fotovoltaici né alla possibilità di abbinare alla sostituzione delle coperture in amianto un contributo regionale per sostenere i costi di smaltimento in accordo con le multiutility locali. Il contributo, finalizzato al corretto smaltimento dell’amianto, potrebbe essere concesso ai beneficiari “in conto bolletta” (commisurato con un credito sulla “bolletta dei rifiuti”) e canalizzato dalle Regioni alle multiutility a rendicontazione dell’intervento. In alternativa, in conto interessi o conto capitale. Inoltre la rivisitazione delle tariffe non privilegia in alcun modo i piccoli impianti e l’integrazione tecnologica (non solo architettonica) per soluzioni finalizzate all’autoproduzione e allo scambio.

Infine, non appare condivisibile l’idea che il regime incentivante del Conto energia fotovoltaico possa essere cumulato con finanziamenti in conto interesse e conto capitale nella misura del 50%. Infatti un conto capitale così elevato rischia di rallentare il sistema “incentivando“ il promotore ad attendere l’erogazione prima di realizzare l’impianto. Una cumulabilità del 20% appare sufficiente a garantire il mix di sostegno derivante dal finanziamento e quello della tariffa incentivante che, se ben strutturata, rende di per sé remunerativo il fotovoltaico.



da: Terra e Vita n. 04/2010 - Supplemento Bioenergie - Andrea Fugaro
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